Una cascata di sorelle

Una cascata di sorelle
(grazie a Maria per il lavoro svolto)
Visualizzazione post con etichetta Vivaloshow. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vivaloshow. Mostra tutti i post

mercoledì 5 novembre 2014

VIVALOSHOW n.12- T.I.M.

Salve.

Era qualche tempo che non aprivo da questo luogo una finestra che mostrasse un po' di vita artistica trentina.
Per rimediare oggi proverò a spiegare che panorama si può assistere da quella che affaccia su una delle realtà più interessanti del nostro territorio: il Teatro Instabile di Meano (o più semplicemente T.I.M.)

La storia di questa compagnia è abbastanza recente, la fondazione risale solamente al 1996.
In questo breve arco di tempo però questo gruppo ha avuto modo di imporsi come ua delle realtà più intriganti del panorama trentino. E non è solo la cura che ci mettono nell'allestimento dei loro spettacoli a renderli interessanti, ma la particolarità delle storie raccontate; non è da tutti rischiare portando sul palco storie come "Fiori recisi", "Simbad il marinaio" o "L'armata Brancaleone".

Personalmente sono contento di non essere il solo a pensarla così: la presenza a diversi concorsi e i continui riconoscimenti ottenuti in questi anni di lavoro sono la testimonianza di come questo gruppo stia percorrendo la giusta strada. Mi sia permesso di far notare, in particolare, un primato che nessun altro può vantare: lo spettacolo "Novecento" nel 2000, in occasione del concorso Palcoscenico trentino-Premio Mario Roat, uno dei due concorsi più importanti della nostra regione, è riuscito ad ottenere tutti i premi.

L'ultima fatica del T.I.M. si chiama "Terra di nessuno", uno spettacolo (tratto dall'omonimo libro di Eraldo Baldini) creato in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale. Uno spettacolo crudo, volto a mostrare come i fantasmi della guerra continuino a infestare le vite di coloro che l' hanno vissuta, anche quando questa finisce.

Sì lo so che può sembrare un discorso roboante, magari un po' angoscioso, io consiglio di vederlo.

Anche perchè il teatro, come la vita, non è tutto commedie.

Z.S. 

lunedì 18 agosto 2014

VIVALOSHOW n.11 (libri edition)- La culla di pietra

Buondì!

Lorenzo Cherubini era solito dire "Senti come piove. Madonna come piove! Senti come viene giù". E dato che anche ad agosto l' estate sembra non dare troppissimi miglioramenti, mi sono chiesto come si possa combattere la monotonia di una vita da segregati in casa. E tra le opzioni, una delle più apprezzate dal Mondo è sicuramente la lettura. E questa geniale intuizione mi ha portato a scrivere questo nuovo articolo, nel quale vorrei parlare di un libro di prossima pubblicazione, ossia "La culla di pietra" di Lamberto Aroli.

Chi è Lamberto Aroli? Mezzolombardese, classe 1965, artisticamente impegnato su più fronti, nel tempo libero gli piace cimentarsi nella recitazione (è colonna della Associazione "Le voci di dentro" del suo paese), nella fotografia e da qualche tempo ha provato anche a testare le sue doti da scrittore. Grande amante del Friuli, terra che gli ha ispirato la sua prima e (si spera solo per il momento) unica opera.

Che cos'è "La culla di pietra"? Un romanzo. Romanzo che tra non molto vedrà la luce sugli scaffali delle librerie più IN del Belpaese.

Di cosa tratta "La culla di pietra"? La trama, senza voler anticipare troppo, è la seguente (presa paro paro dalla copertina ufficiale):
Lucilla è una bambina di otto anni, afflitta dai continui litigi tra i suoi genitori. Nella sua mente si sviluppa il desiderio e la convinzione di riavvicinare la coppia all' amore perduto. Ma una sera il terremoto si porta via la sua casa, il suo paesino, la sua vita e tutti i suoi sogni e progetti.
Quasi quarant'anni dopo un gruppo di amici si ritrovano a visitare quel paesino, ormai abbandonato e ridotto ad un cumulo di rovine.
Prigionieri degli eventi e da un tempo che procede a ritmo alternato, i sei cercano una spiegazione razionale e una soluzione che appare intricata, mentre si fà sempre più presente la percezione di una presenza...cosa vuole ottenere da loro Lucilla, a quasi quarant'anni dalla sua morte?

Beh, mi sembra sia una premessa abbastanza esaustiva.

Come potremmo catalogare questa storia? Come noir? Thriller? Romanzo soprannaturale? O in fin dei conti è una semplice avventura?  E dove vogliamo mettere l' aspetto romantico, l' amore che comunque sembra essersi ritagliato un posto importante in tutto questo?
Citando una frase che posso trovare sul profilo youtube di Lamberto " il racconto rimane un romanzo d'amore a tinte paranormali. Ma tra il resto, cosa c'è di normale nell'amore?"
Ora, mi piacerebbe tanto dire che è un romanzo adatto agli amanti del genere, ma vista "l' indecisone" dell' autore, forse è il caso di dire che ce n'è per tutti i gusti.

Per chi volesse sapere di più sui luoghi colpevoli di aver ispirato una mente umana ecco un video pensato ad hoc:

E per tutti gli altri, buona lettura.

Z.S.

martedì 24 giugno 2014

VIVALOSHOW n.10 (vintage edition)- Aggiungi un posto a tavola

Buonasera. Gute nacht. Bonsoir. Boas tardes.

La febbre Mondiale ormai ci ha contagiati da tempo...ma non è di questo che voglio parlare oggi.
Questa sera volevo rievocare uno spettacolo che ha segnato un'epoca (non la mia) e da qualche giorno continuo ad ascoltarne a ripetizione la colonna sonora.
Stavo ragionando sul fatto che questa storia è sì famosissima per alcuni, ma ormai per pochi. Se io ne parlo ad un giovane, quello capisce una parola su tre, o pensa sia il caso di farmi interdire. Per questo motivo ho deciso di approfondire la questione qui.

"Aggiungi un posto a tavola" nasce nel lontano '74, per mano della celeberrima accoppiata Garinei&Giovannini, con l'aiuto musicale del maestro Armando Trovajoli.

La storia per sè è divertentemente paradossale: don Silvestro è il parroco di un paesino sperduto tra le montagne. Il suo principale, il Padreterno, lo ha selezionato come Noè2.0, e tramite una telefonata lo incarica di fare un' arca in quanto ha intenzione di riproporre il diluvio universale per ripurificare la Terra.
Ora, già di per sè la storia è complicata, se poi ci aggiungiamo che vi è Clementina, giovane paesana innamorata del parroco, che il sindaco non è tanto d'accordo con tutta questa storia, e se teniamo conto di una donna "tutt'altro che estranea al peccato" come Consolazione...beh, mi sembra ci sia parecchia
carne al fuoco.

Da sottolineare il cast che ha reso celebre questa commedia musicale: avere tutti assieme Johnny Dorelli, Bice Valori, e Paolo Panelli all' epoca era un colpo gobbo.

Beh, io consiglio senz'altro quest'opera leggera, uno spettacolo d'altri tempi, una storia d'altri tempi, per serate...d'altri tempi.

Da qualche parte, su youtube, in biblioteca, si trova. D'altronde l'ho trovata io...

Bene, vi saluto con uno dei pezzi meno celebri, ma sicuramente tra i miei preferiti (per quanto la qualità video sia quel che sia).


Ciao!

Z.S.

lunedì 9 giugno 2014

VIVALOSHOW n.9-I saggi di fine anno

Non permettere mai che la paura di perdere
ti impedisca di partecipare. 

Olà!
(vediamo se qualcuno riesce a collegare questo articolo con il mio messaggio della scorsa notte)

Siamo arrivati a giugno. Arriva il caldo, arriva l'estate, e chiudono le scuole.
E anche i corsi di teatro volgono al termine, e i giovani allievi danno prova di ciò che hanno imparato durante i loro percorsi di formazione.
Visto che mi sembra gusto buttare un occhio anche su quello che viene fatto in questa sede ho scelto di parlare di uno dei saggi andati in scena a cui ho assistito: sabato 7 giugno un gruppo di giovanissimi allievi della scuola EstroTeatro ha portato in scena uno spettacolo genialmente a metà strada tra l'inedito e il tritoeritrito, dal titolo "Shakespeare? Shakespeare!"

La trama? Semplice: noi spettatori siamo davanti ad una compagnia di attori, che amano Shakespeare, e in quaranta minuti ci fanno vivere l'amore attraverso i più  importanti lavori dell' autore inglese. Passando per le scaramucce tra Benedetto e Beatrice, per arrivare all'amore impossibile tra Romeo e Giulietta nella celeberrima scena del balcone, alla relazione fuori di testa tra la regina Titania e una testa d'asino, fino a giungere a storie più pesanti, passando attraverso la sete di potere di lady Macbeth che ha spalancato a lei e al marito le porte dell'inferno, quelle stesse porte in cui Otello ha gettato la moglie Desdemona, accecato da una gelosia morbosa e lesionista.

Temi molto forti, per un gruppo di giovanissimi. Eppure quel gruppo di giovanissimi è riuscito a confezionare un lavoro fatto alla grande. Certo, è una scuola, devono dimostrare di aver imparato qualcosa.
Credo di sapere cosa vuol dire  doversi esibire sotto esame, mi ci sono trovato un paio di volte.
E credo di poter dire che se avevano delle cose da dimostrare, delle cose le hanno sicuramente dimostrate.

Ci sono stati grossolani errori di dizione? Certamente!
Si è caduti in secondi di tempi morti buttati via? Ovvio!!
La voce andava e veniva e i ragazzi si mangiavano le parole? Più che naturale!!!

E allora? Allora, per la miseria, questi ragazzi hanno dato una interpretazione formidabile, ci hanno messo cuore, andando incontro ad alcuni momenti anche di una difficoltà tecnica non indifferente (per la quale possono ringraziare la bastardaggine degli insegnanti/registi).Il tutto passando con una gran disinvoltura da uno spettacolo colorato di tonalità clownesche e comicità terraterra, fino ad arrivare alla drammaticità angosciante per poi giungere al finale epico.
E gli errori? Che diamine, se uno è a scuola è perchè vuole imparare. E se vuole imparare deve sperimentare. E sperimentando può capitare che si sbagli. Ma solo chi non prova non sbaglia. E chi non sbaglia non può rimediare. 

Quindi, tracciando un bilancio: se il potenziale di un solo gruppo di ragazzi/ragazzini di una sola delle tante scuole di teatro del Trentino va moltiplicato per tutti gli altri...e se tengo conto del fatto che oltre alle scuole siamo provvisti di un bel numero di compagnie da queste parti...la sfida per la sopravvivenza dei più meritevoli inizia a farsi veramente interessante.

Z.S.

martedì 13 maggio 2014

VIVALOSHOW n.8-Nick Casciaro

Salve a tutti!

Oggi torno a parlare di arte e Trentino Alto Adige.
Per la precisione questa volta parliamo di musica.

Nick Casciaro è un giovane ragazzo balzato recentemente sotto i riflettori, per la sua recente partecipazione al Talent show per eccellenza "Amici di Maria de Filippi", dove si è fatto conoscere per le doti canore, per l' altezza, e per le scaramuccie con Rudy Zerbi (probabilmente invidioso della capigliatura del ragazzo).

Baozanino, annata 1990, voce rauca da vecchio rocker americano di colore, Nick è un cantante più navigato di quanto non si pensi.

Prima di Amici si è mostrato in televisione sempre sotto l' occhio attento della zia Maria in "Italia's got talent".

Da noi, si è messo in luce classificandosi secondo all' edizione 2013 di VarTalent, la gara musicale trentina per eccellenza, vincendo anche i premi speciali alla miglior registrazione in studio e alla miglior interpretazione live.

Io l' ho "conosciuto" diversi anni fà. Era il 2009 o 2010, ero ancora un liceale (e forse anche lui) e con alcuni amici sono andato a uno spettacolo ispirato a "Sister act", dell' Associazione "Alla ribalta".
C'era tra i personaggi, uno spilungone che compariva ogni tanto e, se la memoria non mi inganna, alla fine dello spettacolo cantava anche Oh happy day!

Quando, a inizio anno scolastico ad Amici ho visto Nick cantare la prima volta ci ho messo circa dieci secondi, dopo di che ho detto "Ma quello è lo spilungone dello spettacolo delle suore (oh mi era rimasto impresso quel musical, volete farmene una colpa?).

Comunque, nella puntata andata in onda il 10 maggio Nick ha (discutibilmente) terminato la sua gara, venendo buttato fuori dal talent, facendo infuriare tanti, tanti....tanterrimi fan.
Ora, io onestamente tifavo per lui.
Vorrei terminare usando come augurio per il futuro le sue stesse parole dopo l' eliminazione, ovvero "adesso si comincia".

Augurandogli di resistere almeno un po' in quel fantastico Mondo, sentiamoci il suo inedito:


Z.S.

mercoledì 23 aprile 2014

VIVALOSHOW n.7-Gigolò per caso

"Ha mai fatto un ménage à trois?"
"Nel 1977, durante il black out. Nessuno vedeva niente 
ma è stato comunque piacevole"  

Oggi sono in vena di provare qualcosa di diverso. Quindi eviterò il mondo teatrale e l' ambiente trentino e tratterò qualcosa di devisamente più internazionale.

Il 17 aprile, nelle sale italiane è uscita una bizzarra commedia dal titolo "Gigolò per caso", scritta e diretta dal nostro John Turturro.
Il cast è abbastanza importante, oltre a mr. Turturro compaiono stelle del calibro di Woody Allen e Sharon Stone.

La trama è presto detta: Fioravante è un fioraio, il suo amico Murray un libraio in fallimento.
Grazie ad una fortuita occasione i due riescono ad avviare una attività molto fruttuosa (il titolo dovrebbe suggerire qualcosa).
Il "lavoro" si rivelerà molto redditizio, e proseguirà con ricchi guadagni...fino a che lo gigolò Fioravante non si innamora, e il pappone Murray si trova contro un'intera comunità ebraica.

Qualche bigotto potrà dire che è un film volgare, qualche sofisticato affermerà che è demenziale, chi è in vena di risate...troverà quello per cui ha pagato il biglietto.

Un'ultima informazione: lo gigolò NON è Woody Allen!!

Se qualcuno per sbaglio leggesse questo post e volesse approfondire, consiglio I Cinemaniaci, un blog più autorevole  in materia con qualche altra informazione.


...e questo è il trailer ufficiale, per farsi un'idea!


Z.S.

giovedì 17 aprile 2014

VIVALOSHOW n.6-Barufe in famegia

Venerdì scorso, l' 11 aprile, sono andato con alcuni amici a Rovereto, all' Auditorium Melotti, in occasione della serata conclusiva del concorso Sipario d'oro. Prima delle premiazioni la Compagnia di Lizzana è andata in scena con "Barufe in famegia", commedia di Giacinto Gallina.
Senza voler svelare il finale, la trama è presto detta: in una Venezia di un paio di secoli fà, una suocera e una nuora che non si possono vedere rendono la vita impossibile al padrone di casa (rispettivamente figlio e marito delle due donne). A quietare ancor di più la vita familiare ci si mettono un cugino fiorentino particolare, una zia e una serva molto pettegole e un matrimonio che "non s'ha da fare".

Ora, devo ammettere due cose: per cominciare io sono un grande amante dei costumi settecenteschi, il che gioca molto a favore dello spettacolo. Purtroppo però sono anche molto avverso nei confronti del dialetto veneto, il che al contrario potrebbe essere una grandissima aaggravante. Quindi le cose si annullano a vicenda e io, in pratica, ho scritto quattro righe di testo senza motivo.

La mia analisi in proposito è estremamente breve: è uno spettacolo pieno di roba. Un sacco di gag, di comicità stralunata, di siparietti divertenti. Uso incredibile di "musica", di luci, di momenti corali, di ripetizioni del testo, con una enorme sottolineatura dei tic dei personaggi.
 A me la cosa generalmente non fa impazzire, il più delle volte che vedo uno spettacolo così condito storgo il naso, questa volta la cosa è successa a metà. Il 95% del pubblico probabilmente si è scompisciato, e ne ha ben avuto ragione.

L' aspetto geniale, cosa che ho scoperto da pochissimo, è che la regia, così piena e, volendo, un po' fuori di testa, è stata fatta molto tempo fà. Proprio in un altro decennio. Si tratta di un cazzutissimo spettacolo d'avanguardia, non so se riesco a rendere l'idea...insomma, il folle che ha diretto lo show in realtà è un fottuto genio. Quella che oggi potrei reputare una idea azzardata, è in realtà una idea che non esisteva qualdo è stata messa in atto. Pensata così...mi fà venire il mal di testa!

Ora, non so se nè quando questo spettacolo tornerà in scena. Se ve lo siete perso....peccato.

Z.S.

martedì 19 novembre 2013

VIVALOSHOW n.5-Rumors

A proposito di spettacoli, credo meriti una menzione anche qualcosa di un po’ più classico rispetto a ciò di cui ho parlato ultimamente.
Quindi vorrei parlare di uno spettacolo che ha debuttato lo scorso 6 novembre al teatro San Pietro di Mezzolombardo.  L’ associazione culturale Le voci di dentro ha portato in scena “Rumors, una farsa a suon di pallottole e pettegolezzi” celebre commedia scitta da Neil Simon.

Ora, senza svelare troppi particolari, la trama è la seguente: Stati Uniti d’ America, quattro coppie di amici, ovvero i Gorman, i Ganz, i Cusack e i Cooper, tutte famiglie altolocate e rispettabili, ma ciascuna coi propri scheletri nell’ armadio, sono invitate alla festa di anniversario di Charley e Myra Brock.
I primi invitati giunti sul posto, tuttavia, trovano una situazione caotica: Charley si è sparato ed è privo di sensi, anche se alla fine non si rivela così grave, mentre la moglie Myra non è nemmeno in casa.
A questo punto è il panico: Cosa si fà? Per evitare lo scandalo e cercare di non finire in prima pagina si cerca di nascondersi la verità a vicenda, finendo col creare una serie di divertenti gag e siparietti comici tra gli invitati. Ma alla fine una verità salterà fuori. Chissà se è la verità vera....

Riassunto lo spettacolo, arriviamo al dunque: perchè si dovrebbe andare a vederlo? Beh, intanto perchè a storia è divertente, e se una compagnia la interpreta bene, come fanno questi ragazzi, fa parecchio ridere.

Ma veniamo ai meriti:
- la scenografia è parecchio complessa, ben pensata ma soprattutto ben costruita, e sicuramente garantisce quantomeno un mezzo voto in più sul prodotto finale;

- la regia è stata affidata ad un ragazzo giovane con una discreta esperienza da attore, e i precedenti di cui sono fornito mi insegnano che questo mix di età ed esperienza porta ad un vulcano di idee, molte delle quali decisamente notevoli;

- il cast  è molto vario, sia per età (comunque si tratta di un gruppo molto giovane), sia perchè probabilmente ognuno ha alle spalle una diversa impostazione (mi rendo conto che tante compagnie sono varie, fin qui nulla di strano). Tuttavia questa varietà ha portato alla creazione di personaggi altrettanto diversi: c’è l’ attrice molto impostata fisicamente, l’ attore molto “realista” e quello che al contrario è stato reso un’ autentica “macchietta” (termine usato con accezione assolutamente positiva, ci mancherebbe). É stato un lavoro rischioso ma il puzzle alla fine è stato assemblato e, seppure di dimensione e forma diversa, i tasselli si sono incastrati decisamente bene, dando vita ad una foto piacevole.

Sinceramente, se qualcuno volesse andare a vedere un bello spettacolo, volendo provare qualcosa di diverso rispetto alla classica commedia dialettale che da noi va per la maggiore, senza imbattersi però in lavori eccessivamente elaborati, “Rumors” a me sembra un buon compromesso.

Z.S

domenica 10 novembre 2013

VIVALOSHOW n.4-Associazione "Alla Ribalta"

Oggi avevo voglia di fare qualche cosa di nuovo, e allora non parlerò di spettacoli. Anche perchè ho l’ idea che talvolta per esprimere il proprio punto di vista si debba cambiare punto di osservazione, e questo è  uno di quei casi.
Volevo spendere due parole per un’ associazione, nello specifico dell’ Associazione Alla ribalta (visto il titolo dell’ articolo la cosa non dovrebbe stupire più di tanto).

Questo gruppo nasce non molto tempo fa, direi attorno al 2009, e da allora ha creato una serie di progetti teatrali meritevoli di attenzione (quantomeno della mia).

Ricordo la prima volta che sono entrato in contatto con questo gruppo. Ero in quinta superiore e con alcuni amici sono andato ad assistere ad uno spettacolo. Il titolo era “Sing it sisters!”, spettacolo tratto liberamente dal famoso musica Sister act. A fine serata ho pensato WOW!! Ma ci sono parecchi spettacoli che mi fanno dire così, cosa c’è di strano allora? 

Ve lo spiego subito: il cast era giovanissimo, composto esclusivamente da attori liceali, accompagnato da un corpo di ballo e da un orchestra altrettanto giovani. La regista (e direttrice artistica dell’ associazione) era una mia coetanea. Erano un gruppo di ragazzini che, grazie all’ aiuto (ma neanche troppi da ciò che ho sentito dire) di qualche adulto, erano riusciti a mettere in piedi uno spettacolo fantastico, che nulla aveva da invidiare ad una qualsiasi filodrammatica. Un vero collage di idee geniali. Un neo forse per quello spettacolo la recitazione in qualche punto vacillante, ma è naturale, gli attori giovani e con poca esperienza non si possono (e non si devono) mette in croce alla prima difficoltà.

Ma questo primo spettacolo è stato poi seguito da altri progetti. Il marchio di fabbrica è sempre, o quasi, lo stesso: una graziosa fusione di diverse arti (musica live, recitazione, acrobatica) cucite assieme da abili “sarte” che sanno il loro mestiere, scenografie d’effetto, e soprattutto lavori NUOVI.
Mi spiego meglio, se "per questo spettacolo utilizziamo una imponente scenografia in legno, per il prossimo la scenografia verrà proiettata", se "oggi facciamo un musical, domani potremo fare un flashmob in un supermercato". Questo a mio avviso è un modo di lavorare vincente.

Proprio ultimamente ho appreso da una fuga di notizie che la giovane regista (che nel frattempo è cresciuta e ha studiato, potenziando le armi a propria disposizione) e tutto il suo staff stiano lavorando ad una nuova fatica, sempre molto variopinta e meritevole quantomento di un “Ma dai?”, che  dovrebbe debuttare ad inizio dicembre, un lavoro ancora una volta nato dalla collaborazione con dei giovanissimi.

A questo punto la domanda dovrebbe essere “Perchè parlare di un comunissimo gruppo di giovani che fanno teatro? In fondo ce ne sono tanti”. Ed è proprio questo il punto.
Se posso fare il polemico, vedo una situazione un po’ nebulosa in Trentino, sembra che chiunque voglia stare su di un palcoscenico, ma sono presenti due mondi molto distinti e distanti: da un lato abbiamo un gruppo “vecchio” che nei fatti si dimostra legato alla vecchia scuola, non sembra intenzionato a staccarsi dalla vecchia impostazione filodrammatica e dalle vecchie commedie in dialetto (che onestamente sono un genere, ma nn il solo esistente). Mentre all’ angolo opposto abbiamo le scuole di teatro ma, ahimè, la mia impressione è che crescano giovani menti quadrate, e con la puzza sotto il naso. Possono convivere questi due Mondi? Certo, come l’ acqua e l’ olio nello stesso bicchiere!!

Invece da spettatore che cerca di carpire informazioni, quest’ associazione mi sembra più allegra, strizza l’ occhio ai giovanissimi, li fà crescere in un clima simile a quello della filodrammatica, ma comunque provando a cambiare, fare qualcosa di nuovo, a fidarsi di più delle giovani leve. Provare a cambiare non è così brutto in fondo! E da fan posso dire che quest’ associazione lo fà, nei limiti del possibile, e lo fà bene.

Magari mi sbaglio, magari mi sfugge qualcosa, ma secondo me ci fosse più gente che lavora in questa maniera, il panorama teatrale trentino ne uscirebbe rinvigorito, grazie ad una sana boccata di aria fresca.

Z.S.

martedì 22 ottobre 2013

VIVALOSHOW n.3-Tutti a bordo...destinazione musical



Uno degli show più tosti che il Trentino abbia sfornato negli ultimi anni è con ogni probabilità “Tutti a bordo...destinazione musical”, nato nelle sale prove dell’ Associazione Des Etoiles, una signora scuola di ballo locale.
Questo  ambizioso progetto negli ultimi anni ha girato e rigirato calcando quasi tutti i palchi della Regione, ma non solo. Le mie fonti dicono sia riuscito ad espatriare, riscuotendo successi anche fuori dal territorio trentino, cosa per niente semplice.

Lo spettacolo, come si può intuire dal nome, è adattissimo agli amanti del musical, così come ai nostalgici del caro vecchio varietà.
L’ idea di fondo è quella della nave da crociera, in perfetto stile Novecento. Quelle navi dove la sera agli ospiti venivano proposti spettacoi frizzanti, musicali e innovativi.

Ed ecco che, una volta fatti accomodare i “passeggeri”, parte lo show: le parole sono poche, mooolto poche, non c’è tempo di parlare. Un immenso cast di ballerini e cantanti molto vario per età (si passa dai bambini, ai giovani adulti, agli adulti veri e propri) si butta in un frenetico collage che vuole proporre le più famose colonne sonore del Mondo, passando dal musical vero e proprio all’ opera moderna, prendendo in prestito persino le canzoni dei cartoni animati.

Così la prima parte dello spettacolo si butta in una variegata, forse troppo variegata, carrellata di canzoni, che attingono in buona parte dal favoloso repertorio disneyano.
Poi il viaggio termina, la nave si ferma e si sbarca in America. E così ci viene proposto il mondo del Musical in tutte le sue salse, da Sette spose per sette fratelli, fino al più recente Mamma mia, passando per i mostri sacri come Grease, il musical alla brillantina, fino ad arrivare ai più spettacolari acuti di New York New York, con tutti i suoi boa e lustrini.

E il bello è che  questo spettacolo non sta mai fermo. Cambia nel tempo, così come mutano gli interpreti, muta anche il copione.
Me la vedo io la mente di tutto che sta lì in regia a bacchettare il suo cast “Questa non mi piace, la prossima volta non la mettiamo” oppure “La prossima volta non balliamo questo balletto, ma facciamo quest’ altro” o ancora “Tu non canti più, ti sostituisce lei”

Insomma questo è un vero omaggio ad un genere appassionante. Da amante del musical in ogni sua veste posso assicurare che non è facile riuscire a farlo rientrare tutto in un solo contenitore, ma questo gruppo ci è riuscito dignitosamente.

Nota dolente: la sensazione che ho avuto io a vederlo è che talvolta qualche “spezzone” sia stato inserito forzatamente, senza logica, solo perchè era bello. 
Ma forse è per questo che lo spettacolo è in continuo movimento, sta ancora cercando il suo equilibrio.

Punto di forza: lasciatemela dire una cosa, il regista sarà pure un genio, i costumi sono molto suggestivi, e tutto quello che volete, ma parliamo del cast. Al di là della bravura oggettiva dei cantanti e della incredibile preparazione dei ballerini, la loro forza sta altrove. Poichè, per quanto  sia un cast abnorme, in fin dei conti sono sempre gli stessi che tornano nel giro di pochissimi minuti. E quindi il loro lavoro non è solo davanti al pubblico, ma è una continua corsa dietro le quinte. 
Immaginatevi: canzone finita - ok fuori – giù i vestiti – sù degli altri vestiti – rieccoci in scena. 
Tutta questa frenesia secondo me non può non portarli agli atti finali dello show (che è uno show bello lungo)  col fiatone, in riserva d' aria e coi crampi. Ma, nonostante tutto, alla fine ci arrivano, cantano, ballano, si inchinano, e il pubblico applaude, com' è giusto che sia.

 Un ultimo appunto: giusto per dare a Cesare ciò che gli spetta, questo spettacolo in parecchie occasioni è stato eseguito a scopo benefico, al fine di raccogliere fondi per le più svariate associazioni o progetti umanitari.
Quindi il mio personale augurio è che gli ARTISTI che guidano questa complessissima quattro ruote, possano continuare a far del bene a chi aiutano, così come al pubblico che continua a guardarli e ad applaudirli. 

Z.S.

lunedì 7 ottobre 2013

VIVALOSHOW n.2-Sacrificio



Oggi parlerò di uno spettacolo che ha fatto molto discutere nella mia Regione.
Sacrificio” è una rappresentazione nuova sotto molti punti di vista.
Come progetto viene concepito moltissimo tempo fa, nelle menti di Jacopo Laurino ed Elena Galvani, i giovani ideatori di questo nuovo modo di fare teatro chiamato SLOW-THEATER, nonchè registi di questo spettacolo. 
A me, che ho avuto l’ onore di conoscerli, piace immaginarmeli tranquilli seduti al tavolino di un bar di Taio, lui intento a sorseggiare l’ amaro, lei occupata a leggere le notizie di cronaca regionale sull’ Adige, quando ad un tratto entrambi si illuminano, si guardano negli occhi e si dicono una sola parola: Slow-theater.

Comunque, i due registi iniziano a progettare questa complicatissima macchina e a inserire i primi ingranaggi. Il loro intento è trasportare sul palco un racconto scritto dall’ autore nostrano Giacomo Sartori, intitolato per l’ appunto “Sacrificio”.
La storia è molto cruda, parla di quel Trentino che molti non sanno esista,e gli altri fanno volentieri finta di non vedere. Una storia che parla di giovani, di conflitti, di alcol, di droga, di tematiche ambientali e di pazzia. Quella pazzia che nasce dal gruppo di protagonisti, e viene covata fino a che non è sufficientemente forte da riuscire a sgretolarlo dall' interno, fino a farlo crollare definitivamente.

I due registi hanno poi setacciato il Trentino alla ricerca dei sette giovani più adatti alle parti dei protagonisti. Alle selezioni iniziali si sono presentati più di 200 ragazzi, e con molta calma e un percorso meticoloso sono diminuiti, e poi diminuiti ancora, fino a rimanere sette.
Gli stessi sette che, assieme a quattro aiutoregisti anch'essi selezionati accuratamente, a fine maggio hanno debuttato al teatro Cuminetti di Trento, e successivamente allo Stabile di Bolzano.

Ora si potrebbero dire molte cose su questo spettacolo.

Si potrebbe parlare del copione ambizioso, che si trova a metà strada tra una tragedia shakespiriana e una stesura per il cinema.

Si potrebbe parlare della scenografia, che fa vivere nello stesso istante tre ambienti diversi...oppure dell’ uso delle luci, che contribuiscono a rendere il tutto ancora più inquietante.

Si potrebbero citare i “big” Valeria Ciangottini e Pietro Biondi, che si sono messi in gioco in questa avventura nuova dando il loro contributo come attori ma anche come figure di supporto per i giovani e inesperti colleghi.

Tuttavia ritengo di dovermi (e volermi) soffermare soprattutto sui sette protagonisti di questo lavoro. Sto parlando di Marta, Diego, Katia, Frank, Anna, Roberto e Aldo,  interpretati da Barbara, Flavio, Daniela, Paolo, Valentina, Elia e Michele.
Ok, Elena e Jacopo hanno ritenuto che loro sono i più adatti al loro personaggio. Cinque di loro prima di Sacrificio non avevano mai avuto esperienze teatrali. Un piano suicida?
Magari anche, sicuramente si può dire che i registi hanno scommesso, hanno scommesso parecchio. Tuttavia ce l’ hanno fatta. Ma ce l’ hanno fatta anche i ragazzi. Sì, ho conosciuto anche loro, per brevi tratti abbiamo lavorato fianco a fianco. Cos’ hanno dovuto fare per mettere in scena lo spettacolo? Non hanno dovuto dimostrare a nessuno di essere diventati i nuovi Gasman, anzi. Tutto ciò che hanno dovuto fare è stato: diventare "brutti". 
Se sono stati scelti è perchè secondo le menti che drigevano il tutto, erano l' essere più simile al personaggio.
Però va detto che il personaggio ha vissuto una storia che loro grazie al cielo non hanno tra le loro esperienze, e loro hanno dovuto rendersi brutti, dare il peggio di loro per avvicinarsi il più possibile.

Nessuno dei protagonisti è positivo, e non c’è nulla di positivo in questi ragazzi: Marta è succube della sua stessa vita, che le sfugge dalle mani come un’ anguilla. Ha una forza che non riesce ad esprimere, una voce che non riesce a far prevalere su quella degli altri anche se forse qualcosa da dire lo avrebbe, si butta via da sola, assieme al suo amore combattuto per suo cugino (o fratello?), al suo lavoro fallimentare, e alla sua relazione “di merda” come lei stessa la definisce.
Diego è la sintesi del fallimento. Guardiaparco, rispettoso delle regole, maniaco moralista. A cosa gli serve essere diventato un chirichetto? Assolutamente a nulla, è la pecora nera della famiglia, sbeffeggiato dal padre e dal fratello bracconieri, costretto ad aiutarli a macinare carne di cui Dio solo sa la provenienza. Ama e sposa una donnna che lo ritiene un idiota e lo porterà alla rovina. Cieco e cocciuto come un somaro, ha un ego troppo grande per rendersi conto di quanto ogni sua decisione sia una cazzata.
Katia è matta come un cavallo, è la malattia, la piaga che porterà quel gruppo di amici alla rovina, e lo fa perchè è una follia comandata dalla cattiveria pura. Ma anche questa cattiveria non è altro che la risposta ad un susseguirsi di sfortunati eventi.
Frank sotto un certo punto di vista è molto più avanti degli altri, ragiona, inquadra le cose, capisce come va il Mondo. Ma rovina tutto questo il fatto che odia tutto e tutti, è un fuorilegge, si prende tutto quel che vuole, e nonostante ciò ancora non è contento.
Chi, volendo, portebbe essere utile, almeno un poco, sono Roberto e Anna, quelli un attimo più ragionevoli. Peccato che siano troppo pigri, poco carismatici e privi di iniziativa. E infatti all’ interno degli intrecci e delle vicende che si creano risultano totalmente inutili, dei simpatici soprammobili.

Per questo, proprio perchè ho conosciuto personalmente gli attori che li devono interpretare, comprendo quanto abbiano dovuto  violentarsi sotto tutti i punti di vista per raggiungere lo strabiliante obiettivo ottenuto. Non mi stupisce, al termine della Prima, aver visto una delle attrici in lacrime.

Uno spettacolo così un po’ di amaro lo lascia alla fine della serata. La tensione regna sovrana anche nei momenti di calma apparente. Ogni ingrediente della ricetta contribuisce a rendere la visione molto suggestiva.

Forse da questa esperienza non nasceranno nuovi Divi del teatro, qualche maligno potrebbe anche dire che se ne poteva fare a meno, ma io davanti allo sforzo di questi giovani che hanno avuto il coraggio di buttarsi nel buio, e dei registi che sono riusciti ad afferrarli al volo, non posso che alzarmi in piedi ed applaudire più forte che posso.

Z.S.

venerdì 4 ottobre 2013

VIVALOSHOW n.1-Romeo e Giulietta-Ama e cambia il Mondo


Era da un po’ che volevo osare e recensire qualche spettacolo, ma l’ indecisione su quale potesse essere la vittima sacrificale con cui incominciare mi ha sempre bloccato. L’ occasione però mi è piovuta in testa quasi da sola.

Mercoledì 2 e giovedì 3 ottobre ha debuttato nientemeno che all’ Arena di Verona “Romeo e Giulietta-ama e cambia il Mondo”, con la regia di Giuliano Peparini.

Il genere potrebbe definirsi a metà strada tra il Musical e l’ Opera Moderna, genere esploso con la famosissima Notre Dame de Paris. Bene, io non ho potuto essere a Verona, però ho visto con molto interesse la diretta trasmessa da Rai due ieri sera, giovedì 3 settembre.

Devo ammettere, da semplice spettatore, ero molto perplesso. Perchè spingersi nel fare un’ altra versione di questa storia, conosciuta e rivista in tutti i modi? Ma soprattutto, perchè pochi anni dopo “Giulietta e Romeo” l’ opera musicata da Cocciante in scia proprio a Notre Dame?

Beh, devo dare atto che ho dovuto ricredermi. Il cast aveva un compito arduo, rischiava di diventare una macchietta, e non era certo un cast col quale andare sul sicuro. Insomma, c’erano i nomi navigati nell’ ambiente (ad esempio Barbara Cola, Leonardo di Minno, Roberta Faccani, fino all’ eterno e fantastico Vittorio Matteucci), ma vi sono anche persone sicuramente nuove, non conosciute e dalle qualità non così manifeste. A partire dai giovani innamorati Romeo e Giulietta alias Davide Merlini, giunto alla ribalta grazie ad X Factor, e Giulia Luzi, più nota come “la Jolanda” della serie tv I Cesaroni, passando anche per Amici, dal quale è giunto il giovane Paride-Nicolò Noto.

Ora, con queste premesse, vista anche l’ ambiziosità del progetto, la domanda maligna nasce spontanea: scommessa o semplicemente trovata “ruffiana” di marketing? La verità potrebbe stare anche nel mezzo...

Ma veniamo allo spettacolo: due aspetti  saltano subito agli occhi, e alle orecchie.

In primis qui gli attori recitano, oltre che cantare. Non è così scontato, i precedenti trasmessi in tv mostravano solo musica musica ed ancora musica.
E mi sia permesso che non è male talvolta sentire anche delle parole non intonate.

Il secondo aspetto è sicuramente la scenografia: esiste? Non esiste? Chi può dirlo! Il lavoro tecnologico mi lascia piacevolmente colpito.



Ma in sè la forza di questo lavoro sta nel fatto che, rispetto  a tutti quelli che l’ hanno preceduto, è decisamente più leggero, più pop lo definirei, ecco. Quindi nulla da dire su chi, prima di cantarle, le ha scritte queste musiche.

Detto questo, spulciamo ogni particolare:

La recitazione? Beh, il povero Davide non è un attore e si sente. Lavoro ce n'è quanto si vuole, ma il ragazzo si è impegnato. D’ altro canto nessun Graziano Galatone o Giò di Tonno è nato imparato, no? Lavoriamo e un giorno arriveremo da qualche parte...
Nota: bravo chi ha scelto i personaggi. Sono giovani? e facciamoli fare ai giovani! Non come nell' opera classica, dove la parte della fanciulla la fa la vetusta solo perchè è la prima attrice

Il corpo di ballo? Non se n'è abusato quando c'erano tanti ballerini in scena. Non ne ho sentito la mancanza quando non c'erano. Mi sembra siano stati dosati al punto giusto, no?

I cantanti? Da profano io ritengo che i Merlini-Luzi siano una delle coppie meglio costruite degli ultimi anni in questo ambiente. Dovrebbero fare duetti più spesso nella vita!!
E personalmente mi levo il cappello di fronte anche a tutti i momenti corali. Solo una parola per descrivere quel che ne penso: WOW


La canzone più bella? “A quale stella, a quale Dio devo il suo candido cuore?  Si compia il sogno in fretta, di Romeo e Giuletta...” sarò un romantico inguaribile, ma sono costretto a mettere al top il duetto dei giovani protagonisti della celeberrima scena del balcone (anche se il balcone, ahimè, non c’è)

Il momento più struggente? La morte? La ri-morte? Il duello? No, no, no, no. Io do il mio voto alla commovente canzone del padre di Giulietta, il “mitticoooooo” Vittorio Matteucci. Sarà che quell’ uomo potrebbe cantare persino l’ elenco del telefono coi rutti e io lo osannerei comunque, sarà che si strugge a cantare l’ amore per la figlia nonostante pochi secondi prima la trascinasse per un braccio per tutto il palco urlandole “Impiccati puttanella!” però quel momento aveva una marcia in più.

La paraculata? Ogni show ha un momento di grande paraculata per quanto mi riguarda, questo si esprime al meglio alla fine, in cui le due famiglie si ritrovano nel dolore in un  momento di riflessione che sfocia in un “basta ostilità, volemmose bene”

Il personaggio “più”? Decisamente il Principe di Verona, all’ anagrafe Leonardo di Minno. Forse non tutti ricorderanno, ma anche lui esce dalla scuola più famosa della televisione italiana. Perchè è lui il personaggio “più”? Perchè io ammiro nelle opere di questo tipo coloro che hanno carisma e palle, oltre che una voce della Madonna, perchè vorrei essere come loro. Per Diana!!


Infine mi sia permesso di far notare che c’è stato qualche simbolismo a mio avviso di troppo. Tornando alla fine dell’ opera, Montecchi e Capuleti si ritrovano in un “non siamo più rossi, non siamo più blu, siamo tutti bianchi, veniamo a piangerci reciprocamente sulla spalla”. Non so se ho reso l’ idea, ma questa è l’ impressione che ha dato a me questa cosa. E mi sono chiesto: ma era necessario?

Vorrei anche recriminare sull’ imparzialità della regia in certe occasioni. Ad esempio Mercuzio muore. Ok, ma dopo essere stato pugnalato arriva a farsi una chiacchierata coi suoi amici, cantare una canzone, sbaciucchiarsi con Romeo e maledire tutti. Invece, quando muore Tebaldo? “Muori!!” ZAC pugnalata, STOTONF e Tebaldo cade a terra stecchito.


Comunque, a parte queste idiozie, sono contento di ciò che ho visto. E sono contento che ieri proprio Verona si sia alzata in piedi a celebrare i “suoi” Romeo e Giulietta.

E per chi in futuro volesse perdersi in questa storia per un paio d’ ore (cosa che consiglio caldamente)...buona visione.
Z.S.